
Ecco cosa è emerso da uno studio di
Robbie sul discorso del tesseramento di atleti stranieri da parte delle società italiane e della relativa partecipazione ai campionati di società. Prima di lasciarvi alle sue parole vorrei spendere un attimo per due cose che mi preme dire:
1) Leggetevi la lettera pubblicata da Andrea tra i commenti del post di ieri e rabbrividite
2) Andy che cosa hanno fatto le donne della Ca.ri.ri?
Detto ciò
Risulta che...
Tra gli uomini
● 1500, 5000 e 3000 siepi sono appannaggio di atleti stranieri (per lo più provenienti dal Kenia e dal Marocco). Nei 1500 troviamo schierati al via 6 atleti, che prenotano prima, seconda e quarta piazza, nei 5000 gli atleti stranieri sono addirittura 7 con tripletta keniana, nei 3000 siepi ancora tre atleti keniani sul podio (e, a parte uno, non sono gli stessi dei 5000).
● in gare in cui la presenza di atleti stranieri è minore a livello numerico essi si dimostrano comunque di assoluto valore:
○ 100 secondo posto (1 atleta straniero)
○ 200 primo posto (1 atleta straniero)
○ 800 terzo posto (4 atleti stranieri)
○ 110 hs primo posto (1 atleta straniero)
○ salto in alto terzo posto (1 atleta straniero)
○ salto in lungo secondo posto (1 atleta straniero), dietro Howe, vice-campione del mondo.
○ giavellotto terzo posto (1 atleta straniero)
Tra le donne
● 100, 200 e 400, 400 hs e 5000 vedono dominare le atlete straniere che con vittorie e piazzamenti conquistano dai 23 ai 29 punti, sui 78 disponibili in ogni gara.
● nei salti primo e terzo posto nel lungo con le due atlete straniere presenti e secondo e quarto nel triplo dove vince la caraibica naturalizzata Magdalene Martinez.
Concludendo risulta che gli atleti stranieri schierati sono stati di livello medio alto conquistando in media 9.72 punti a testa dove la media punti per ogni atleta, senza distinzione tra italiani e stranieri, è, ovviamente, 6.50 ossia 78 (punti in palio) / 12 (concorrenti per specialità). Abbiamo preso la serie Oro come riferimento perché è quella che presenta maggior numero di stranieri, come prevedibile, e forse è quella che, data la presenza di squadre militari e squadre civili “ricche”, può permettersi una certa “compravendita” di atleti, stranieri e non. Ciò rende il campione di analisi un po’ più omogeneo.
La domanda che ci si pone è: presupposto il principio che ogni atleta, italiano o straniero, comunitario o extracomunitario dovrebbe avere il diritto di spostarsi e gareggiare con chi e dove meglio crede, impegnare parte del budget delle Società per l’ingaggio di atleti stranieri, a sforzo zero, non è un modo per non curare il proprio vivaio?
L’atleta straniero da ingaggiare è “già pronto” e da garanzie a breve termine mentre un vivaio fornisce risultati incerti sul lungo periodo. In una situazione di bilanci floridi forse è possibile dedicarsi ad entrambe le alternativa ma dovendo scegliere all’inizio di una stagione, pensando ai societari di settembre, la scelta è abbastanza scontata: ingaggiare il keniota, lituano, portoghese o inglese di turno a costo limitato e sicuro risultato.
Ovviamente se la risposta è che questi ingaggi non influiscono sul vivaio perché tanto il vivaio è a costo zero forse torniamo al nocciolo della questione iniziata qualche tempo fa, cioè che l’allenatore in Italia lo si fa per passione e non costa nulla ergo la sua preparazione è una variabile aleatoria molto ma molto dispersa intorno alla media (può essere un fenomeno come una ciofeca assoluta, senza soluzione di continuità).
Si potrebbe altresì rispondere che anche ingaggiando atleti italiani forti si trascura il vivaio, attività in cui le squadre militari si dilettano con profitto. Verissimo. Ma mentre gli atleti italiani forti sono in numero limitato (ossia, al più possono coprire tutte le gare di Societari, e le varie Società possono rimpallarseli ma alla fine quelli sono. Inoltre le piccole Società hanno interesse a curare il vivaio per poter “vendere” il cartellino dell’atleta.. Mamma che discorsi mi tocca fare..) gli atleti stranieri provengono da un bacino praticamente infinito fatto di ottimi mezzofondisti africani, lanciatori dell’est europa, saltatrici delle repubbliche baltiche, aspettando che si tesseri qualcuno dei 18 statunitensi o dei 12 jamaicani che nel 2007 hanno corso i 100 sotto i 10.15..
insomma, waiting for the money..
Robbie